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Paragrafo 5 . La stampa, un moltiplicatore di cultura.

     
Il  profondo  mutamento culturale innescato dall'Umanesimo,  culminato
nei  secoli  quindicesimo e sedicesimo, si accompagn ad  una  vera  e
propria  rivoluzione  tecnologica della  comunicazione  scritta,  resa
possibile dall'introduzione della stampa a caratteri mobili.
     L'arte  di  imprimere immagini su carta e su  tela  mediante  una
tavola di legno detta matrice, appositamente incisa e poi inchiostrata
-  la  xilografia  -, originaria della Cina, si era diffusa  in  epoca
medievale  anche  in  Europa, dove veniva usata dai  miniaturisti  per
illustrare e decorare i manoscritti.
     Mentre  in  Cina questa tecnica non ebbe ulteriori sviluppi,  nel
continente europeo essa sub una certa evoluzione. Nei primi anni  del
Quattrocento alcuni incisori riuscirono a stampare su carta,  mediante
matrici,  non  pi soltanto illustrazioni, o parte dei  caratteri,  ma
intere   pagine  di  libro.  Questi  tentativi,  anche  se   destinati
all'insuccesso, furono gli antenati diretti della stampa. Era  infatti
evidente  che  per  produrre un libro in quel modo  sarebbero  occorse
centinaia,  o  migliaia, di tavolette per ciascun  volume  -  una  per
pagina  -,  limite che rendeva quel tipo di riproduzione  praticamente
inutilizzabile.
     Fu  grazie  all'intuizione  di Johann  Gutenberg,  stampatore  ed
orafo   di  Magonza,  che  nel  1438  vide  la  luce  un  procedimento
rivoluzionario: una tavoletta intagliata non pi in un pezzo unico  di
legno,  ma  composta  da minuscoli blocchetti,  ciascuno  recante  una
lettera  singola, i quali, usati per riprodurre e stampare una  pagina
su  carta  tramite  la  pressione di un torchio,  venivano  rimossi  e
utilizzati per comporre e stampare altre pagine. La prima opera uscita
dalla  stamperia del Gutenberg fu, nel 1456, la Bibbia, le cui  pagine
erano impostate, ognuna, su due colonne di 42 righe.
     Dopo  un  rodaggio  di  alcuni  decenni,  durante  il  quale   la
diffusione  della  stampa  a  caratteri  mobili  and  a  rilento  per
l'imperfezione  della tecnica, per la concorrenza dell'arte  raffinata
del  manoscritto  e per la naturale diffidenza dei lettori,  verso  la
fine  del  secolo quindicesimo il mercato del libro a stampa  esplose:
milioni  di  esemplari  vennero  prodotti  da  stamperie  presenti  in
centinaia di citt europee, fra le quali predominarono Parigi, Lione e
Venezia,  dove  si  distinse  l'umanista, editore  e  stampatore  Aldo
Manuzio.  Quei  primi milioni di libri usciti nel  Quattrocento  dalle
officine  degli  stampatori, dei quali restano oggi nel  mondo  alcune
centinaia  di migliaia di esemplari, prendono il nome di "incunaboli",
dal vocabolo latino cuna (culla), a significare i primi prodotti della
neonata attivit. A partire dal Cinquecento si ebbe uno sviluppo  cos
tumultuoso e frenetico delle edizioni a stampa, che il loro inventario
completo, tentato inizialmente, fu presto abbandonato per la gravosit
del compito.
     Ma  perch, dopo le prime incertezze, il libro stampato si impose
cos  clamorosamente? Molte furono le ragioni di questa  affermazione.
Innanzitutto  gioc a favore del nuovo prodotto il suo  basso  prezzo,
dovuto  al  gran numero di copie pubblicate, che riduceva i  costi  di
produzione; inoltre l'accessibilit economica spinse alla lettura quei
ceti che non potevano acquistare le pregiate
     
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     edizioni  manoscritte, pur essendo in possesso di un certo  grado
di cultura.
     Anche  intellettuali  ed aristocratici, bench  continuassero  ad
apprezzare   il  lavoro  puntiglioso  ed  artistico  degli  amanuensi,
dovettero  riconoscere  la  convenienza e il  valore  culturale  della
stampa;  la  trasmissione manoscritta dei libri risultava molte  volte
soggetta a manomissioni ed alterazioni del testo da parte dei  copisti
e  presupponeva  spesso  una  faticosa peregrinazione  fra  privati  e
biblioteche  alla  ricerca di testi rari, alcuni  dei  quali  talvolta
andavano  irrimediabilmente  perduti.  Il  libro  stampato,  alla  cui
correzione  ed  edizione  contribuiva  lo  stesso  autore,  garantendo
fedelt  e completezza, si poteva invece ordinare comodamente  a  casa
tramite i cataloghi degli editori, che provvedevano a spedirlo. Grazie
a   tali  facilitazioni,  molti  testi,  in  passato  inaccessibili  o
conservati in posti lontani fra loro, potevano essere oggetto  di  una
consultazione  simultanea che favoriva un pi immediato confronto  fra
idee e problematiche diverse.
     Nata  in un tempo ormai maturo per una lettura per cos dire  "di
massa",  l'arte  della stampa contribu a sua volta  a  modificare  la
cultura contemporanea.
     La  necessit di scegliere i testi degni di essere pubblicati,  e
fra  questi le migliori traduzioni, aggreg nelle sedi delle stamperie
i  ceti  pi  colti  del tempo, che dovettero studiare,  insieme  agli
editori,  un tipo di linguaggio ed un insieme di caratteri tipografici
il  pi possibile uniforme e comprensibile. Tale ricerca di una  norma
linguistica unica, operata in ogni nazione ed influenzata dalla  vasta
massa  di  lettori  a  cui venivano indirizzate opere  di  ogni  tipo,
contribu   a  cementare  e  a  mantenere  un  particolare  linguaggio
nazionale scritto.
     L'imponente e capillare diffusione del libro, delle stampe e  dei
manifesti,  a cominciare dal Cinquecento, determin anche  una  caduta
d'importanza  della  trasmissione orale della cultura,  in  precedenza
dominante (prediche, racconti, lettura pubblica), e una ripresa sempre
di pi nel "privato" dell'apprendimento e della conoscenza.
